28 - La vecchia e la nuova chiesa

La vecchia chiesa 

          I fedeli praticanti di Pers che desideravano partecipare a funzioni religiose erano costretti a recarsi fino a Flaipano,

nella chiesa di Santa Maria Maddalena, camminando per oltre 3 chilometri lungo l'ampia ed antica mulattiera, tutt’ora esistente, che prima scende verso il Torrente Vedronza e poi risale lungo il versante opposto. Questo avveniva certamente dai primi decenni dell"800 fino al 1948 quando, il 2 giugno, venne inaugurata la chiesa, realizzata in località "Slaiferà", nei pressi del Borgo Sgarban. Probabilmente, nei secoli precedenti, sia gli abitanti di Pers che quelli di Flaipano dovevano recarsi a Montenars dove si trovava l'unica chiesa consacrata della zona.

           In occasione delle cerimonie funebri, a partire dal 1890, anno in cui venne completato il cimitero di Pers, fino al 1948 il parroco scendeva, a piedi, da Flaipano per celebrare le meste funzioni. Prima della costruzione del cimitero in loco, tutte le salme venivano trasportate a spalla fino a Flaipano dove venivano sepolte. Anche per unirsi in matrimonio, gli sposi, assieme a parenti ed amici, si recavano nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Flaipano. Mentre oggi i matrimoni sono generalmente preceduti da un rinfresco nell'abitazione degli sposi, in passato, per poter ricevere la Santa Comunione, non era possibile mangiare e bere liquidi dalla sera precedente e quindi tutti arrivavano quasi esausti alla chiesa.

            Per l'amministrazione del primo sacramento, anche i bimbi venivano portati naturalmente a Flaipano. Poiché molti neonati morivano durante o a poche ore dal parto, si verificava molto spesso il caso che l'ostetrica o i familiari presenti provvedessero a battezzarli immediatamente. Per i battesimi in chiesa non si aspettavano comunque mesi, come succede attualmente, ma pochissimi giorni ed al massimo una settimana.

            Nell'ottobre del 1929, contemporaneamente alla richiesta inviata alla Provincia di Udine per richiedere il passaggio di Pers dal Comune di Montenars a quello di Lusevera, fu presentata un'istanza anche alla Curia Arcivescovile di Udine, per ottenere il passaggio dalla parrocchia di Flaipano a quella di Cesariis-Pradielis. Questa richiesta, che comunque ebbe esito negativo, come risulta dalla comunicazione a firma del Vicario Generale Can. Luigi Quargnassi, fu parzialmente contestata dai "giovani" che si erano recati a Genova per lavoro. In una lettera che scrissero al parroco il 2 maggio 1930, si evince che questi emigranti, mentre condividevano la richiesta di passare al Comune di Lusevera, non ritenevano opportuna la richiesta di cambiare anche la parrocchia perché così non si sarebbero più udite le campane che annunciavano le funzioni religiose oppure la morte dei compaesani e soprattutto non ritenevano giusto abbandonare la patrona Santa Maria Maddalena.

           In quella lettera chiesero, invece, al Parroco di Flaipano, un interessamento presso il Vescovo di Udine per ottenere l'autorizzazione di costruire una chiesa a Pers. Il Parroco manifestò immediatamente la sua disponibilità, così da ottenere dalla comunità dei "genovesi" sinceri ringraziamenti, come si legge in una seconda lettera, nella quale viene spiegato che la chiesa dovrebbe essere lunga 20 metri, larga 12 ed avere un'altezza di 8 metri. La chiesa, secondo le prime indicazioni, doveva essere costruita in cemento armato, con gabbia, poiché questo era l'intervento più economico e più veloce. Ci si dimenticava, probabilmente, che la costruzione andava realizzata a Pers, dove non c'era nemmeno la strada, e non a Genova dove loro prestavano servizio.

            Con l'interessamento di Don Variola, l'Arcivescovo Monsignor Giuseppe Nogara, con una comunicazione a sua firma, in data 1 dicembre 1930 concesse l’autorizzazione ad erigere la chiesa, alla tassativa condizione però, che tutti i capifamiglia sottoscrivessero un'impegnativa, con la quale non avrebbero mai inoltrato alcuna richiesta atta ad ottenere la celebrazione della S. Messa in un giorno festivo nella chiesa che si voleva costruire.

            I lavori per la costruzione della chiesa, iniziati nei primi mesi del 1931, durarono una quindicina d'anni e vennero eseguiti esclusivamente con il volontariato. Tutti, grandi e piccini collaborarono, secondo le proprie capacità e possibilità. Anche lo stesso Don Variola lavorò per giornate intere, con pala e piccone, per caricare nelle gerle di donne e bambini la sabbia che serviva per erigere i muri. Molto spesso, alcune giovani del paese passavano, di casa in casa, a raccogliere uova che poi venivano portate, con la gerla, a Gemona dove, grazie anche alla collaborazione del parroco dell'ospedale, venivano vendute per racimolare un po' di denaro necessario ad acquistare soprattutto il cemento. Gran parte dei materiali di costruzione furono trasportati lungo la carrareccia che costeggiava il torrente Vedronza e poi, portati a spalle fino a Pers. Tutta la calce fu, invece, prodotta in loco.

            La chiesa era costituita da un corpo centrale che misurava 20 metri per 12 e da una piccola sacrestia, di un solo piano, situata sulla destra. La struttura, come in un primo momento si era ipotizzato, avrebbe dovuto essere in cemento armato, ma, poiché questo tipo di intervento apparve più difficoltoso del previsto, si scelse di costruirla con blocchi di cemento, ben visibili sul frontale della chiesa rimasto al grezzo.

            Sul frontale non c'erano finestre e, sugli angoli dello stesso, i blocchi sporgevano di qualche centimetro così da formare quasi due colonne. Sopra l’entrata principale, priva di luce, si potevano notare parecchi tondini di ferro sporgenti, ai quali probabilmente doveva essere collegato un pronao che non fu mai realizzato. Le pareti laterali furono intonacate soltanto con malta al grezzo e lungo la parete rivolta verso Flaipano c'erano due ampie finestre inframezzate da due colonne. La parte posteriore della chiesa (quella rivolta verso Borgo Sgarban), costruita a forma di cupola ottagonale, regolarmente intonacata era dotata di due ampie finestre. Per raggiungere il portone dell'ingresso era necessario salire una breve gradinata in cemento formata da 5 scalini. L'area riservata alle celebrazioni era divisa dal resto della chiesa da una balaustra bianca. A differenza della parte esterna, l'interno della chiesa era normalmente intonacata ed imbiancata. Quattro colonne cilindriche sostenevano la struttura delle travi sulle quali era stata appoggiata la copertura in coppi.

              I giovani promotori ed in gran parte realizzatori della chiesa, che lavoravano ancora a Genova, ebbero l'occasione di frequentare parecchie volte il santuario della Madonna della Guardia che si trova sul Monte Figogna (mt. 804) e che è il più famoso e conosciuto di tutta la Liguria. Così quando si trattò di scegliere una patrona per la nuova chiesa, fecero una colletta in loco per raccogliere il denaro necessario a commissionare una statua simile a quella del santuario.

            Appena realizzata, venne sistemata all'interno di un involucro in legno, e trasportata in treno da Genova a Udine e poi con un furgone, fino a Cesariis, dove in quegli anni, terminava la strada comunale. Qui la statua venne liberata e trasportata solennemente a spalla verso la sua nuova destinazione, seguita da una lunga processione in preghiera. Al termine della processione la statua fu posizionata sull'altare maggiore e da quel momento divenne la patrona di Pers.

La nuova chiesa

        II terremoto del 1976, a solo trent'anni dalla sua costruzione, danneggiò irrimediabilmente anche la chiesa per cui si rese necessario la sua completa demolizione. Dalla chiesa si riuscì a recuperare soltanto i banchi e qualche armadio. Durante la demolizione del fabbricato, con molta fatica, fu parzialmente salvaguardato l'altare maggiore che, rimanendo però sotto le intemperie per lunghi anni, senza alcuna protezione, subì un irrecuperabile deterioramento. Nei primi giorni dopo il terremoto fu prelevata dall'altare, quasi indenne, anche la statua lignea della Madonna della Guardia che fu custodita nella chiesa di Stella di Tarcento per parecchi anni e successivamente fu  trasportata nel garage di Tranquillo Marchiol, a Tarcento, dove si provvide al suo restauro.

       Fu in quell'occasione che in molti paesani maturò l'idea di ricostruire una nuova chiesetta, al posto di quella demolita. Il problema principale fu però quello di reperire i finanziamenti necessari. L'Amministrazione Comunale di Lusevera, infatti, nel piano di ricostruzione, non prevedeva la sua realizzazione, tenuto conto che nella frazione dimoravano oramai soltanto Doro Cragnolini e l'anziana madre Eugenia. Nemmeno la Curia di Udine era disposta ad affrontare "inutili" spese. L'unica possibilità che rimase a disposizione dei paesani fu pertanto quella di ricostruire la chiesa tramite il volontariato.

        Fu così che un giorno, mentre Giovanni Cragnolini, Tranquillo Marchiol, Dino Gatti e Vittorio Crapiz stavano salendo da Pradielis verso Pers, giunti nei pressi della chiesa di Cesariis, notarono le capriate, in ferro, appena dismesse della cella campanaria. Immediatamente  balenò in loro l'idea che queste potessero costituire la base portante della chiesetta che si voleva costruire. Dopo qualche settimana, in seguito al loro interessamento presso l'Amministrazione Comunale di Lusevera, le capriate della vecchia cella campanaria furono trasportate a Pers.

      Su un progettino di Dino Gatti, fu costruita una base di 5 metri per 5 di muro perimetrale alto circa un metro sul quale furono poi ancorate le predette capriate. La parete anteriore e quella posteriore furono rivestite da un muro in cemento armato ed ai lati venne fissata la copertura realizzata con lamiera grecata marrone. L'interno fu in buona parte perlinato.

      Ad eseguire la maggior parte dei lavori in muratura ci pensò l'alpino Tranquillo, coadiuvato da  altri volontari, fra cui Doro Cragnolini e Pietro Crapiz. Nel periodo estivo, prestarono la loro gratuita collaborazione Vittorio e Gino Crapiz, e Giovanni Cragnolini, che per oltre un mese giunse appositamente da Genova. Il problema della chiesetta fu molto sentito, tanto che non mancarono anche volontari di Cesariis e di Flaipano, come Sergio Cragnolini che, coadiuvato dall'amico Dante, pose le piastrelle internamente ed il porfido all'esterno.

     Tutte le lavorazioni in metallo vennero, invece, eseguite da Dino Gatti che provvide a costruire anche il muro di contenimento con le pietre recuperate fra le macerie di Borgo Sgarban. I lavori, iniziati nella primavera del 1999, furono portati a compimento nell'estate del 2002. L'11 agosto dello stesso anno, la chiesetta fu inaugurata dall'allora Arcivescovo di Udine Monsignor Pietro Brollo. La prima Santa Messa fu celebrata dal Parroco di Segnacco Don Renato Zearo, il successivo 7 settembre.

     L'Amministrazione Comunale di Lusevera contribuì all'acquisto di una buona parte del materiale necessario alla costruzione e per la rimanente parte venne indetta una pubblica sottoscrizione. Vi parteciparono privati cittadini, sia di Pers che dei paesi limitrofi, parrocchie e associazioni di volontariato. L'AFDS di Lusevera, il gruppo ANA di Lusevera ed anche il CAI di Tarcento, parteciparono con sensibili contributi, come testimoniano anche i cippi posti davanti alla chiesetta. Il signor Rossi per conto del Comitato Campane di Flaipano regalò il lampadario ed il tappeto che si trova sotto l'altare.

      Va segnalata anche una gradita offerta, pervenuta dalla vicina Austria a mezzo della signora Wilhelmine Kail, in memoria del marito Dottor Fridrich, dirigente della Croce Rossa Austriaca, morto l'anno precedente. Con quel contributo straordinario, si riuscì ad acquistare il materiale necessario per la realizzazione della ringhiera esterna che fu realizzata e messa in opera sempre dal volonteroso Dino Gatti.

      Alla destra della porta d'ingresso c'è un pulsante che permette di accendere un faretto che illumina la statua della madonna. Si spegne da solo dopo pochi minuti. All'interno ci sono due quadri che raccontano la storia dell'emigrazione che nel tempo ha spopolato il piccolo paese. Ci sono pure le stazioni di una piccola "via crucis", illuminata costantemente da lucine. Al cancello è affisso un piccolo contenitore dove i visitatori possono lasciare un'offerta che viene utilizzata per la manutenzione della chiesa, del cimitero e dell'area circostante. Dalla fine del 2013, nella giornata del sabato, la porta della chiesa rimane solitamente aperta per tutta la giornata così da permettere ai visitatori una visione all'interno.

       La piazzola antistante alla chiesa, parzialmente asfaltata, è stata denominata "Piazzetta amicizia e valori". A lato della stessa, verso Borgo Sgarban, c'è una piccola tettoia sotto la quale troviamo un tavolino che può essere utilizzato per possibili pic-nic. Oltre alle funzioni religiose, previste per la ricorrenza dei morti, da parecchi anni viene celebrata una Santa Messa a fine agosto o agli inizi di settembre. Nel 2011 è stata organizzata anche una festicciola in Borgo Mulinars, dopo oltre 50 anni, che ha richiamato oltre 250 partecipanti. C'è stata una nutrita presenza di abitanti di Flaipano e di Montenars. Negli anni 2012 e 2013 la manifestazione è stata annullata, all'ultimo momento, a causa delle pessime condizioni atmosferiche. Nel 2014 c’è stata la messa, alla quale è seguito uno spuntino per pochi intimi. Nel 2016 è stata nuovamente riproposta, come nel 2011, con l’unico cambio del sito. Anziché a Borgo Mulinars la festa è stata organizzata sullo spazio antistante la chiesetta. Le presenze erano molto inferiori alla prima edizione ma tutti i presenti se ne sono andati contenti. Purtroppo c’è stata l’ultima messa di Don Dino Pezzetta, Parroco di Montenars, che ha dato la sua disponibilità in tutti questi anni ed è stato anche con il suo contributo che è nata l’idea di ripristinare i festeggiamenti.   

     Nella nicchia della parte alta della chiesa, è stata sistemata la vecchia campana, salvata dalle vicissitudini della Seconda Guerra mondiale e del terremoto. A sinistra dei pochi scalini che permettono l'accesso alla chiesa, sopra un supporto in ferro, è stata fissata una seconda campanella, molto più piccola. Un avviso invita i presenti a suonarla e ad esprimere un proprio desiderio.

     Quest'ultima campanella fu realizzata, nel 1998, dalla Fonderia Clocchiatti di Udine, su commissione del CAI e doveva essere installata sul passo Pramollo per una ricorrenza. Non venne però ritirata dal committente, poiché la testa dell'aquilotto, simbolo del CAI, anziché guardare a sinistra è rivolto a destra. La campanella rimase nella fonderia per oltre dieci anni fino a quando, fu acquistata, ad un prezzo scontato, e portata a Pers.

 

 

            Non è possibile verificare, con la massima certezza, la data dell'inaugurazione della chiesa né interrogando i più anziani del paese e nemmeno consultando i documenti dell'archivio parrocchiale. Parecchi matrimoni e battesimi, pur essendo stati celebrati nella chiesa di Pers, portano l'indicazione della chiesa madre di Santa Maria Maddalena. Sembra, comunque, che il primo battesimo sia stato quello di Paolina Cragnolini, avvenuto nel gennaio del 1946. Altre fonti però sostengono che nel corso dello stesso anno alcuni battesimi vennero ancora celebrati a Flaipano.

           L'ultimo matrimonio fu celebrato a Pers, il 26 marzo 1966 da Don Tullio Quagliaro che unì Elia Battoia e Antonio Russo.

           Nei primi anni dalla sua costruzione, l'incombenza di sacrestano e custode delle chiavi era ricoperta dal factotum del paese (mugnaio, pesatore del latte, ecc.) Francesco Cragnolini. Quando questi si trasferì a Tarcento fu sostituito da Aurelio Crapiz e, dopo la morte di Aurelio, da Maria Sgarban (Mia).

           Per parecchi anni, dopo l’inglobamento di Pers nella parrocchia di Pradielis e Cesariis, avvenuta verso la fine degli anni sessanta, si recava occasionalmente a Pers per le celebrazioni eucaristiche anche il parroco Don Giulio Mentil, originario di Ovaro e Parroco di Pradielis, aiutato dall'allora chierichetto Dario Molaro di Cesariis.

          Sulla parete destra della chiesa fu realizzato un piccolo monumento, costituito da una porzione di ordigno bellico (sembra una bomba incendiaria) che un aereo militare in avaria, durante il secondo conflitto mondiale, sganciò volontariamente e cadde in località "Pineit". Si racconta che l'incendio provocato dalla bomba durò oltre due giorni. Tranquillo Marchiol e Giuseppe Cragnolini (Kuain) recuperarono i resti dell'ordigno e li portarono a Pers. Sopra il piccolo monumento venne posta una targa in marmo bianco, a ricordo dei caduti delle due guerre. Con una parte dell’ordigno recuperato furono costruiti cunei per spaccare la legna ed altri suppellettili.

          L’orcolat danneggiò gravemente la struttura della chiesa, che crollò quasi completamente. Furono recuperati i banchi in legno, i pochi armadi con i paramenti sacri e i candelabri. In un secondo tempo, si procedette alla completa demolizione riuscendo a salvaguardare soltanto l'altare. Parzialmente danneggiato, rimase sotto le intemperie per parecchi anni e subì, quindi, altri gravi danni tanto che, quando si pensò alla ricostruzione della chiesa, non fu più utilizzabile e venne quindi demolito.

ALLEGATO:

Lettera degli operai datata 2 Maggio 1930 - PDF

Gallerie di foto

[La nuova chiesa] - [La chiesa vecchia] - [L'ultimo matrimonio a Pers] - [La costruzione della chiesa nuova]


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