Il terremoto in Friuli del '76

Il terremoto in Friuli del '76

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In seguito ai disastrosi terremoti del 6 maggio e del 15 settembre 1976 il patrimonio immobiliare di Pers subì danni irreparabili.

Anche se, dopo la prima forte scossa, qualche fabbricato rimase parzialmente agibile, le due forti scosse dell'11 e del 15 settembre rasero tutto al suolo. Due sole furono le eccezioni: lo scantinato della scuola elementare e la fontana del “Zablek”. Fortunatamente il sisma causò soltanto il decesso dello sventurato Luigi Durlicco, causato dal crollo rovinoso della propria abitazione, oltre a qualche lieve ferito.

Nei primi giorni successivi al sisma, la maggior parte degli abitanti si trasferì, anche se a malincuore, nella tendopoli realizzata dai volontari, giunti da varie parti d’Italia, e dall'esercito italiano a Pradielis. La Protezione Civile ancora non esisteva perchè venne creata proprio in Friuli in seguito al sisma. Emilio Battoia e la moglie Remigia Di Lenardi, si trasferirono invece a Savorgnano al Torre, ospiti dei parenti di Remigia.

Doro Cragnolini e la madre Eugenia rimasero in loco e furono gli unici a non abbandonare mai il paese natio ricostruendo, fra l'altro, per primi anche l'abitazione, grazie al fatto che Doro ed il fratello Gino erano dei muratori specializzati. Per un certo tempo rimase a Borgo di Mezzo anche Pietro Crapiz (Pirin) prima di trasferirsi in un box in lamiera realizzato sopra la discarica di Pradielis vicino al ponte sul Torrente Torre.

L'Amministrazione Comunale provvide alla demolizione completa delle case, ancora pericolanti, lasciando in loco gran parte dei detriti. Questo avvenne specialmente in Borgo Sgarban dove, su indicazione dei geologi e per scelta della stessa Amministrazione Comunale, non venne eseguita alcuna urbanizzazione e l'unica concessione edilizia fu rilasciata a Doro Cragnolini. Successivamente l'area del borgo venne considerata "zona verde" e quindi non edificabile se non per fini agricoli. E' tutt'ora consentita la costruzione di magazzini o quant'altro soltanto dietro presentazione l'iscrizione alla SCAU (coltivatori diretti) da parte dei proprietari del terreno. Fu con questa possibilità che venne costruito il prefabbricato di proprietà di Mafalda Lazzaro.

Gran parte dei detriti degli altri due borghi venne depositati in località "Plas". Sopra tali detriti venne poi realizzata l'attuale piazzola. Pochi giorni dopo il terremoto vennero montati parecchi box in lamiera, al fine di dar ricovero alle poche cose che furono recuperate dalle case pericolanti. Alcuni di questi box sono ancora esistenti.

La maggior parte dei residenti provvide a ricostruire la propria abitazione a Pradielis o nella vicina Cesariis, e solo la famiglia di Giovanni Durlicco trasferì il proprio contributo nel Comune di Tarcento. A differenza di Borgo Sgarban, nel Borgo di Mezzo venne individuata un'area dove furono riedificate le poche case. Per poter rilasciare il permesso di ricostruire e l’abitabilità alle nuove case, si reputò necessario erigere un paramassi, a monte del paese, per evitare che eventuali pietre potessero provocare nuovi danneggiamenti ai fabbricati.

Per tale intervento vennero spesi altre 180 milioni delle vecchie lire. Come troppo spesso accade, fu "la classica cattedrale nel deserto". Le eventuali pietre di medie o piccole dimensioni sarebbero senz'altro state trattenute dalla vegetazione sempre più fitta, mentre scivolamenti più importanti avrebbero quasi sicuramente travolto  anche il paramassi. Se quei quattrini fossero stati impegnati per predisporre qualche area di scambio più ampia, lungo la strada comunale, ne avrebbero tratto beneficio in tanti.

Con le opere di urbanizzazione venne ripristinato, ed ampliato, anche l'acquedotto e predisposto l'impianto fognario, inesistente prima del sisma. Nel 2005, con un contributo erogato dalla Comunità Montana delle Valli del Torre, venne realizzato anche un nuovo impianto di illuminazione pubblica, che fu messo in funzione, soltanto nell'estate del 2009. L'impianto rimane acceso per quattro o cinque mesi durante il periodo estivo.

Al 6 maggio 1976 risultavano residenti tredici famiglie per un totale di venticinque abitanti. Mentre soltanto un nucleo familiare era composto da quattro persone, due erano composti da tre persone, tre da due persone e quattro da una persona sola.

L'Amministrazione Comunale censì i seguenti fabbricati: trentacinque abitazioni, dodici abitazioni con annessa stalla, ventotto singole stalle, cinque rustici (gli stavoli) e tre edifici vari (chiesa, scuola e latteria). Con la prima scossa ben ottantuno fabbricati vennero distrutti al 97,6%, uno risultò gravemente lesionato ed uno soltanto lievemente lesionato (scuola). Le richieste di ricostruzione presentate furono: una per un nucleo di quattro persone, quattro per nuclei di tre persone, due per due, tre per uno. Vennero presentate anche otto domande di contributo da persone originarie di Pers ma residenti altrove. Non tutti però provvidero alla ricostruzione.

Ad esclusione dell'abitazione dei fratelli Vittorio e Gino Crapiz, tutte le altre case del borgo furono costruite da persone non residenti. Molti proprietari non poterono richiedere il contributo poiché la maggioranza dei fabbricati risultava intestata a parecchi comproprietari, alcuni dei quali già deceduti ed in parecchi casi non erano state fatte le necessarie pratiche di successione e le relative divisioni.

Qui riportiamo l'elenco delle persone dimoranti a Pers alla sera del 6 maggio 1976

 

BORGO  SGARBAN

Emilio Battoia  (Milio Kucjer) e la moglie Remigia Di Lenardi (Migja) - si trasferirono provvisoriamente a Ravosa di Savorgnano al Torre presso la famiglia Colautti ed in seguito ricostruirono l'abitazione a Pradielis. Gli ultimi anni di vita li trascorsero nella casa famiglia di Pradielis. Sul sito della loro stalla montarono un box in lamiera rivestito, tutt’ora esistente, dove trascorrono qualche giornata, durante il periodo estivo, la figlia Elia ed il marito Antonio Russo. 

Ernesto Lazzaro (Barba Ernesto) e la moglie Felicita Martinelli (Gjna Balicje) - Il figlio Lino (Linic) era emigrante stagionale in Francia ma nei primi giorni successivi al terremoto ritornò definitivamente a Pradielis e lavorò per oltre un decennio presso l'impresa edile Benedil di Cividale. Lino morì a soli 53 anni per il riacutizzarsi di una malattia incurabile. Tutti e tre vissero presso la tendopoli di Pradielis prima di trasferirsi in un prefabbricato. Soltanto parecchi anni più tardi ricostruirono la propria abitazione, a Pradielis, accanto a quella del genero Umberto Cher. Sul sito dove si trovava la loro abitazione negli anni ’80 la figlia Mafalda costruì un prefabbricato in cemento risistemato vent’anni dopo.

Doro Cragnolini (Doro Sulin) e la mamma Eugenia Crapiz (Genja Diritja) vissero per qualche tempo in un alloggio di fortuna, costruito a lato della strada comunale, che fu in seguito utilizzato da Doro come garage per la propria auto. In seguito Doro acquistò alcuni box in lamiera e costruì una baracca in legno. Nei mesi immediatamente successivi al sisma Doro ed il fratello arrivato da Genova ricostruirono la propria abitazione, unica di Borgo Sgarban. Dopo la morte della madre, Doro fu l’ultimo abitante della frazione.

BORGO DI MEZZO E MOLINARS

Pietro Crapiz (Pirin Dirit) rimase per qualche tempo in un alloggio in legno costruito in località "Patoc" e poi si trasferì a Pradielis dove visse per parecchi anni in un box costruito sopra la discarica di Pradielis, nei pressi del ponte sul Torrente Torre. La situazione ambientale non era delle migliori ma, soltanto dopo non indifferenti insistenze, l'Amministrazione Comunale riuscì a trasferire  Pietro in un più salubre prefabbricato a Cesariis ove vi rimase fino al                . Siccome non riusciva ad abbandonare il suo paese natio, quasi ogni giorno vi ritornava con il suo inseparabile motorino giallo. Pur avendo ricostruito l'abitazione a Cesariis, vicino a quella dei nipoti Rodolfo ed Anselma Mizza, non volle mai lasciare il prefabbricato che gli era stato assegnato.

Gino Crapiz (Gin Dirit) e la mamma Santa furono ospitati presso la tendopoli di Pradielis e successivamente nei prefabbricati di Cesariis.

Primo Durlicco (Primo Jugn) visse nella tendopoli di Pradielis, quindi, dopo una parentesi trascorsa nei prefabbricati di Cesariis, ricostruì la propria abitazione a Cesariis Alto.

Luigi Sgarban  (Uigjn Bradan) ed il nipote Silvano

Giovanni Durlicco  (Svan Mauric), la moglie Maria Sgarban  (Marizza) ed i figli Franco e Dina si trasferirono subito a Tarcento dove vivevano i genitori di Giovanni e la famiglia della sorella Elvira. Utilizzarono il contributo per ricostruire l'abitazione in frazione Erba di Tarcento. Dina si trasferì quasi subito in Toscana e la raggiunse anche il fratello Franco qualche tempo dopo la morte della madre. Purtroppo Franco morì tragicamente.

Luigi Durlicco (Bigjuk) - fu l'unica vittima del terremoto nella frazione di Pers. Rimase sepolto dal crollo della sua abitazione.

Arturo Durlicco (Turo) - fu ospitato presso la tendopoli di Pradielis e successivamente si trasferì in un prefabbricato di Cesariis

Giacinto Crapiz (Cinto) - come gran parte degli altri abitanti fu anche lui ospite della tendopoli di Pradielis e poi si trasferì nei prefabbricati di Cesariis

Dosolina Marchiol  - nei primissimi giorni successivi al sisma si trasferì a Nimis, ospite della figlia Nelda.

Alla data del terremoto si trovava, al confino, a Pers anche un mafioso meridionale che, per qualche anno, visse nei locali della scuola abbandonata. Negli ultimi mesi (quando la scuola stava per essere affittata alla famiglia Petiziol di Codroipo) fu provvisoriamente ospite della famiglia di Giovanni Durlicco.

ISCRITTI ALL'AIRE:

Vittorio Crapiz, il fratello Gino lavoravano e vivevano in Lussemburgo e rientravano a Pers soltanto per le vacanze estive. Con loro viveva anche la mamma Argentina.

Dei 25 residenti al tempo del terremoto, se si escludono i fratelli Vittorio e Gino Crapiz che vivono attualmente in Lussemburgo, l’unica ancora in vita è Dina Durlicco che vive in Toscana.   

 

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