I mulini e i loro racconti

I mulini e i loro racconti

Il vecchio mulino    

Lungo il Torrente Vedronza (“Bedrosa” ),

poco a valle del “ponte romano”, sulla sponda destra, si trovava l'antico mulino a ruota di Pers. Sembra sia stato costruito, dai suoi abitanti, antecedentemente al 1644.

Di questo mulino ci sono notizie molto interessanti e soprattutto curiose: lunedì 11 maggio 1716, nel castello di Udine, davanti al Luogotenente della Patria del Friuli Bartolomeo Gradenigo, si presentò Mattia fu Zuanne Crapiz di Pers, anche a nome dei fratelli Biasio, Giovanni e Pietro, per chiedere l'investitura come feudo censuale del mulino ad una ruota posto "sopra l'acqua chiamata Vedronze" di cui era già stato investito suo nonno paterno Natale e lo zio Marino fu Zuanne il 28 marzo 1644.

     In nome della Serenissima Repubblica di Venezia, l'investitura fu concessa con l'imposizione di un anello d'oro al dito del richiedente inginocchiato dopo aver giurato solennemente.  Il censo consisteva in ben due pernici l'anno.

     Le mappe del Catasto Napoleonico, le mappe ed i Registi del Catasto Austro – Italiano, al mappale 2281 del foglio 2 del Comune di Flaipano, riportano la dicitura mulino da grano ad acqua. Dai documenti ufficiali del catasto si evince che, ancora alla fine del sec. XIX, il fabbricato, di proprietà delle famiglie Crapiz-Scimaz e Crapiz-Ros fosse ancora esistente e risulterebbe demolito solo dopo il 1878.

     Ancor ora i ruderi, contraddistinti dalla particella n. 14 sul foglio 5 del Comune di Montenars, sono ben visibili. Mentre la parte in muratura è da tempo ridotta a un cumulo di pietre interamente ricoperto da muschio, il canale di entrata e uscita dell'acqua è ancora ben marcato. Largo e profondo, venne realizzato in modo da sfruttare al meglio le acque veloci e tumultuose del torrente.

    In pochi, anche tra i più anziani di Pers, erano a conoscenza dell’esistenza di questo mulino.

 

Il nuovo mulino     

Il mulino più recente, e senza dubbio più conosciuto, venne costruito quando l’altro cessò la sua pluriennale attività, ed, a differenza del primo, sorgeva sulla sponda opposta del torrente, sotto il pendio di Pers. Il proprietario del nuovo fabbricato era Giuseppe Lazzaro (soprannominato Paniut o anche Mulinar) anche se l’attività di macinatura veniva solitamente svolta, nelle giornate prestabilite del martedì e del venerdì, da Francesco Cragnolini (Kekic).

      Il servizio veniva utilizzato anche dalla vicina Flaipano. Poiché nel passato non c’erano mezzi di comunicazione adatti, si racconta che, quando gli abitanti di Flaipano avevano la necessità di macinare il granoturco, all’infuori dalle giornate previste, mentre scendevano lungo l’ampia mulattiera verso il Torrente Vedronza, a gran voce, chiamassero Francesco al lavoro.

      Udita la richiesta, quest’ultimo scendeva a valle, per accontentare i clienti. Il nuovo mulino rimase in attività fino alla fine degli anni ’50 quando Francesco si trasferì a Tarcento con la famiglia. Ancor oggi è possibile notare le mura perimetrali del fabbricato quasi totalmente diroccate, anche a causa del terremoto, ed il canale di derivazione dell'acqua dal Torrente Vedronza verso il mulino.

      E' molto interessante osservare l'opera di presa dell'acqua, che alimentava la ruota del mulino, scavata nella roccia. All’interno dei muri perimetrali sono cresciuti parecchi alberi ed altra vegetazione.

      In loco non è rimasto praticamente nulla del mulino se non qualche trave e tanti sassi. Nel tempo tutte le cose interessanti sono state sottratte da pescatori, cacciatori e normali escursionisti. Sembra che la macina si stata prelevata da un imprenditore di un Comune vicinale e che la stessa faccia ora bella mostra di se nel suo giardino. Con una pala meccanica sarebbe risalito lungo il torrente fino al mulino per poter caricare la pesante pietra per poi trasportarla fino a Vedronza. 

      Da quando il mulino cessò la sua pluriennale attività gli abitanti di Pers, per poter procedere alla macinatura del proprio granoturco, erano costretti a recarsi fino a Pradielis, nel mulino di “Giovakin” Zefon o a Vedronza nel mulino dei Lendaro che si trovava poco oltre l’albergo Stefanutti proseguendo verso Tarcento.  

      Nel pressi di questo mulino si consumò il fatto di sangue che coinvolse tre ignari ragazzini il 13 gennaio 1945. Durante uno scontro a fuoco fra partigiani e truppe dell’occupazione che scendevano da Flaipano vennero feriti Mario Durlicco e Pietro Sabotig mentre               Cragnolini rimase fortunatamente illeso. Mentre Pietro se la cavò con una ferita ad un ginocchio che lo costrinse ad un ricovero all’ospedale per il povero Mario non ci fu nulla da fare infatti si spense la mattina dopo per una gravissima ferita all’addome.


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